Molti la considerano la nuova rivoluzione dopo quella della pillola. È la tecnica che permette alle donne di conservare gli ovociti in previsione di una futura maternità

Gli anglosassoni lo chiamano social freezing ma non ha niente a che fare con le community sul web. Stiamo parlando della crioconservazione, cioè del congelamento dei propri ovociti fatto da donne che vogliono assicurarsi la possibilità un domani di avere un bambino. Una nuova rivoluzione sessuale dopo quella della pillola contraccettiva. Peccato che se ne parli troppo poco, tra lo stupore e il pudore che ammanta quello che oggi è ancora un tabù.

Eppure, questo nuovo traguardo della scienza può segnare la svolta nella vita di tante donne, oltre a incidere sulle politiche demografiche. «Io l’ho scoperto dalle amiche» racconta Roberta (è un nome di fantasia, per rispettare la sua privacy). «Mi sono sottoposta al freezing due anni fa, a 34 anni, d’accordo con il mio compagno. Non ci sentivamo pronti per un figlio ma allo stesso tempo lo desideravamo. Avevamo anche paura di non riuscire a concepirlo, al momento in cui ci avremmo provato. Per questo ho fatto i primi esami del sangue e ho scoperto che la mia fertilità non era così scontata come pensavo. Ho saputo, insomma, che avrei avuto qualche difficoltà a diventare mamma. Così ho deciso di crioconservare alcuni ovociti, per “bloccarne” l’età anagrafica e darmi la possibilità, quando sarei stata pronta, di provare a restare incinta. Certo, non ho la garanzia di riuscirci ma metto già in conto di poter ricorrere a tecniche di fecondazione assistita. Almeno lo so e non rischiamo, il mio partner e io, di far passare troppo tempo in vani tentativi».

Perché bisogna pensarci prima

Già, perché la fertilità è un dato scontato, per molti di noi. Una ricerca condotta da Ixè per l’Istituto Valenciano per l’infertilità (uno dei centri privati di procreazione assistita più diffusi in Europa), restituisce risultati scioccanti: quasi due persone su dieci pensano che la fertilità della donna inizi a diminuire dai 45 ai 50 anni, l’11 per cento dopo i 50. «La verità è che la fertilità inizia a calare prima dei 35 anni, già intorno ai 30» dice la dottoressa Daniela Galliano, direttrice del Centro Ivi di Roma. «Il nostro ultimo studio su 5.000 donne lo dimostra: tra quelle che hanno deciso di ricorrere alla crioconservazione prima dei 35 anni e in un secondo momento hanno usato quegli ovociti per avere un bambino la percentuale di chi ce l’ha fatta ed è diventata mamma oscilla tra il 40 e il 70 per cento. Tra le donne che all’epoca del trattamento di crioconservazione avevano più di 35 anni la percentuale si abbassa e va dal 25 e al 40 per cento». Cosa significa questa “matematica della maternità”? «Tutto ciò dimostra che prima si congelano i propri ovociti, più alta è la probabilità di raggiungere una gravidanza».

 

Leggi l’articolo intero su Donna Moderna >