L’infertilità è sempre più diffusa ma ancora poco conosciuta e con tanti falsi miti. Ecco dove e perché siamo più ignoranti

Le malattie sessualmente trasmissibili sono pressoché sconosciute tra le cause che portano all’infertilità, eppure rivestono un ruolo importante. Quanto alla riduzione della fertilità femminile, quasi 2 persone su 10 ritengono che inizi a partire dai 46 anni e una su 10 (soprattutto uomini) dopo i 50 anni (quando, in realtà, il calo naturale della fertilità delle donne inizia dopo i 30 anni). Sono alcuni dei risultati di un’indagine commissionata da IVI – Istituto Valenciano per l’Infertilità – e condotta da Ixè sul tema dell’infertilità, della fecondazione assistita e della genitorialità su 600  uomini e donne di età compresa tra i 25 e i 44 anni da cui emerge come, in relazione soprattutto ad alcune tematiche riguardanti l’infertilità, nel nostro Paese ci siano ancora parecchi dubbi e scarse conoscenze.

Social freezing ancora poco conosciuto

Per quanto riguarda il tema del social freezing, ovvero la crioconservazione degli ovociti con l’obiettivo di preservare nel tempo la fertilità di una donna per motivi sociali, solo il 17% degli intervistati sa che questa pratica è consentita in Italia, il 37% ignora se si effettui oppure no nel nostro Paese, mentre il 20% crede che da noi non sia consentita. “Oggi attraverso il social freezing una donna può avere una opportunità in più se decide di procrastinare la maternità per motivi professionali o personali o magari semplicemente perché non ha ancora un compagno con cui condividere progetti di vita – spiega Daniela Galliano, direttrice del Centro IVI di Roma – I dati dell’indagine, come del resto la pratica clinica, mostrano come si tratti di un fenomeno ancora poco conosciuto in Italia”.

Adozione e fecondazione assistita

Dalle interviste condotte emerge che, in caso di difficoltà a concepire un figlio, il ricorso all’adozione e alla fecondazione assistita sono considerate due misure praticamente equivalenti: il 49% degli intervistati sceglierebbe infatti l’adozione mentre il 48% la procreazione medicalmente assistita. In particolare chi ancora non ha avuto figli indica in misura superiore la fecondazione assistita per combattere l’infertilità, mentre chi ha già figli preferirebbe l’adozione. Tra coloro che ipotizzano il ricorso alla fecondazione assistita, il 37% accetterebbe anche la donazione eterologa, ovvero quella tecnica di fecondazione assistita in cui l’ovulo femminile o il seme maschile (oppure entrambi) provengono da soggetti esterni alla coppia (soprattutto le donne e i giovani tra 25 e 29 anni).

Articolo tratto da BimbiSanieBelli >